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Veritiero ma Bugiardo

Di Mr. Frog, 3/12/2025.

Non penso di essere veritiero o bugiardo, ma muoio dalla voglia di conoscere l'essere che alcuni, erroneamente, chiamano il Creatore.

Colui che dona le virtù e le conoscenze al mondo e la vista e l’ingegno agli esseri.
Colui per il quale il creato appare ammirevole e ordinato.
Colui per il quale l'orizzonte si piega e l’infinito si racchiude.
Colui che al proprio passaggio porta i ben riusciti a piegare le gambe.
Colui di cui l’odio disturba i dannati e il paradiso ne richiama l’amore.
Colui che il terreno osa infangare e il parlato nominare; io desidero di lui sapere vita, morte e miracoli.

Temo però che questa mia curiosità possa aver recato un danno irreparabile perché ho osato nominarlo e pensarlo; ho pensato a un danno nei suoi confronti.

Ho pensato che fosse morto, quando non lo era. Ora mi rendo conto che ho temuto la sorte giocando la vittoria sulle monete.
L’ho nominato come vittoria e non come sconfitta. E ora me ne pento, perché al tempo non ero né veritiero né bugiardo.

Ora aspetto il mio tempo. Perchè ho assistito alle conseguenze nella fitta nebbia, quella in cui le speranze codarde e gli ignobili pensieri dovrebbero restare.
Durante quel tempo, che ricordo e ricorderò eterno, i maghi ingannevoli ma saggi comunicarono che il fuoco piace all’eterno e quindi io, bruciato ma immaturo, giocai al fanciullo col rosso e col sangue dei reali salvati.
Questo mio atto causò la fine delle mie virtù e del mio mortale, quasi assoluto e appagato. Ma ci fu un danno ancor peggio: l’impura e falsa innocenza del fanciullo annebbiato irritò l’eterno che portò alla caduta dal cielo di una foschia di dannati e la risalita dagli inferi dei giusti immorali, quelli che sanno quello che altri non vedono o non osano, e che fanno odio e danno agli occhi del sommo.
Portarono blasfemie alle sue labbra, che resero il paradiso l’entrata dell’inferno, il luogo più atroce e vivo di tutto il creato.

Adesso, colui per cui il mondo era stato creato, ne ha causato la fine. A causa del danno che il mortale, l’ingenuo viaggiatore, gli ha arrecato.
Colpa del me immorale, ch’è veritiero ma bugiardo.